ROMA
Dagli accertamenti effettuati non sono emersi trattamenti illegittimi.
Tuttavia, in materia di trattamento dei dati personali, le segnalazioni
hanno evidenziato problemi....» e «le informazioni fornite
dall’Arma dei carabinieri denotano che le prassi adottate da lungo tempo
hanno portato a una proliferazione eccessiva e a una conservazione stabile
di un numero di pratiche permanenti, che l’Arma stima in circa 95 milioni».
Quando trapelò la notizia che l’appuntato scelto dei carabinieri
in servizio presso la Compagnia di San Giovanni Valdarno, Valerio Mattioli,
si era rivolto al garante per la Privacy, Stefano Rodotà, denunciando
l’esistenza di «almeno 70 milioni di pratiche permanenti-fascicoli
personali», in molti gridarono alla «bufala», dichiarando
inattendibili le affermazioni dell’appuntato Mattioli: l’istruttoria condotta
dal garante Rodotà nei fatti ha confermato l’esistenza di quei fascicoli.
Anzi, è stato lo stesso Comando generale dell’Arma a confermarlo,
precisando che i fascicoli sono 95 milioni. L’istruttoria avviata dall’ufficio
del Garante dal 5 maggio 2000, quando arrivò la segnalazione di
Mattioli, si è conclusa dando alcune precise indicazioni al governo
e al Parlamento tanto che, assicura il garante della Privacy, Stefano Rodotà,
«in breve tempo questo settore lo rimetteremo a posto». Settore
delicato e importante, quello dei «fascicoli personali». Dice
sempre Rodotà: «Al fondo, avevamo la preoccupazione di un
bilanciamento tra l’interesse alla trasparenza e al controllo democratico
e l’esigenza di riservatezza legata all’attività investigativa.
Questa vicenda dimostra che quando si mette in moto un circuito virtuoso
che parte dalla segnalazione del cittadino, passa attraverso l’attivazione
dell’opinione pubblica che svolge una positiva funzione nei confronti del
garante e delle istituzioni, il risultato non si fa attendere. Il nostro
lavoro sottolinea le responsabilità dirette del governo e del Parlamento
nell’aver consentito una scopertura così lunga di norme che andavano
introdotte». In sostanza gli accertamenti del Garante hanno documentato
che la raccolta di informazioni da parte dell’Arma - i cosiddetti fascicoli
personali - pur non essendo illegittima presenta delle anomalie, «una
proliferazione eccessiva e una conservazione stabile di un numero enorme
di pratiche permanenti, che l’Arma stima in circa 95 milioni». Il
Garante sollecita Governo e Parlamento a un «urgente intervento in
materia». Intanto, l’appuntato scelto Valerio Mattioli, autore delle
segnalazioni al Garante, dovrà difendersi il 29 gennaio davanti
la commissione del Comando generale dall’accusa di «scarso rendimento».
[g. ru.]