Il Parlamento all'oscuro, si abusa della sovranità popolare (9 marzo)

Primo Piano - Liberazione giovedì 26 febbraio 1998

Un'ingiustificata applicazione del segreto ha finora tenuto all'oscuro il Parlamento
La Repubblica Segretissima
Quasi sconosciuti gli accordi con cui l'Italia ha concesso le basi
Falco Accame

Si è parlato su queste pagine delle basi straniere in Italia. Ciò che non appare affatto chiaro e di cui occorre finalmente stabilire con esattezza di che cosa si tratta, riguarda in primo luogo, i diritti di extraterritorialità di cui godono. Non sono infatti sufficientemente conosciuti gli accordi con cui l'Italia ha concesso l'uso del territorio nazionale.

L'ingiustificata applicazione del segreto che ha tenuto all'oscuro il Parlamento, ha impedito un chiarimento in materia. La documentazione Nato del 1969 sottolinea che, in base alla Convenzione di Londra del 1951, le condizioni alle quali le truppe straniere cono state inviate in Italia avrebbero dovuto formare oggetto, qualora non espressamente previste dalla Convenzione, di accordi separati fra le parti interessate. Questa Convenzione, che si articola in venti parti, all'articolo 70 precisa: "Subordinatamente alle disposizioni del presente articolo le autorità militari dello Stato di origine avranno il diritto di esercitare sul territorio dello Stato di soggiorno i poteri di giurisdizione penale e disciplinare loro conferiti dalla legislazione dello Stato di origine nei confronti di tutte le persone soggette alle leggi militari di detto Stato. Proprio questo è il punto di recente venuto alla luce a proposito della tragica sciagura della funivia del Cermis e di quale Paese deve giudicare i responsabili.

Uffici speciali

Quali e quanti siano gli accordi stipulati dai passati governi italiani per applicare questa Convenzione, anche sotto il profilo degli indennizzi, non è dato sapere. In momenti di tensione, le basi straniere possono essere poste in stato di allarme senza preavviso per il governo italiano e senza alcuna consultazione con esso.

Quanto saldamente la Nato sia installata nel cuore del nostro Paese lo dimostra il fatto che ogni ministero italiano ospita un "servizio speciale" in condizioni di extraterritorialità. Uffici particolarmente importanti di questo tipo sono quelli dislocati presso la direzione affari politici del ministero degli Esteri e presso i ministeri dell'Industria e del Commercio estero, con particolare riguardo alle commesse militari che interessano la Nato. L'organizzazione delle segreterie speciali del Patto Atlantico ricade sotto un organismo che venne chiamato Uspa. Ufficio Sicurezza Patto Atlantico. Questo ufficio esiste ancora oggi avendo però cambiato nome prima in Usi, Ufficio di Sicurezza Interna e poi Ucsi. Ufficio Centrale di Sicurezza. L'organizzazione di questo ufficio fu inizialmente affidata al (poi diventato) prefetto Federico Umberto D'Amato che era stato commissario della repubblica di Salò. Questo ufficio ebbe fra i suoi compiti più importanti quello della concessione/negazione dei cosiddetti nullaosta di sicurezza (Nos) che riguardano sia singole persone sia ditte. [NDR: il Nos ad esempio fu concesso all'impresa "Armando Folli Costruzioni Spa" di Milano che, sotto la direzione dell'Architetto Spadolini di Firenze, parente dello Spadolini socialdemocratico che morì di crepacuore quando non venne rieletto, costruì la base della Echelon italiana, in Toscana, conosciuta ufficialmente come SMA, Segnalamento Marittimo Aereo. Si tratta di una base completamente interrata ed invisibile sia dall'esterno che anche dalla ricognizione aerea, peraltro di minimo pregio architettonico.]

L'ufficio Uspa non è stato costituito in base ad alcuna legge italiana e così senza alcuna legge in merito può concedere o negare questa delicatissima "carta di identità" che in origine era una "carta di fedeltà atlantica".

L'ufficio Uspa è stato al centro di inquietanti trame della vita politica della nostra Repubblica e ve ne è un'eco nella relazione parlamentare del 1974 sui fatti eversivi del 1964(Piano Solo e dintorni). Si legge in questa relazione: "l'aspetto più grave della vicenda è costituito dal fatto che una notevole parte dell'attività informativa del Sifar (il Sifar era il servizio segreto militare ora chiamato Sismi, ndr) e della stessa arma dei carabinieri, veniva espletato per accogliere informazioni a favore dei Paesi dell'alleanza atlantica e dello Stato del Vaticano. L'esistenza dell'Uspa, l'ampissima attività informativa che esso compiva e con tutta probabilità compie ancora, in connessione con i servizi segreti dei paesi dell'alleanza atlantica, i poteri connessi al rilascio del "nullaosta di sicurezza" essenziale perché una serie di incarichi e di funzioni, sino a quelle ministeriali, potessero essere espletati, costituisce non solo una grave illegittimità, una situazione contraria alla Costituzione, una palese violazione della sovranità nazionale e del principio di libertà e di eguaglianza dei cittadini, ma anche un pericolo continuo per lo stesso equilibrio democratico del nostro paese".

Per quanto attiene al primo aspetto della questione e quand'anche la creazione dell'Uspa fosse connessa ad una clausola non conosciuta di un trattato internazionale, la illegittimità e la violazione della Costituzione appaiono clamorose. Come afferma lo studioso Iemolo in un suo scritto "anche l'impegno di sottoporre ad una particolare sorveglianza una data categoria di cittadini, mettiamo per la loro appartenenza ad un partito politico, costituirebbe una deroga al principio di uguaglianza.

Che se poi la vigilanza o la raccolta di informazioni con la formazione di relativo dossier dovesse avere ad oggetto personalità che abbiano avuto incarichi politici elevati, ex ministri, parlamentari in carica, questa vigilanza e raccolta impegnerebbero nei singoli momenti in cui si svolgesse, la politica generale del governo".

E più oltre "Non solo il governo, ma comandi militari italiani dovrebbero rifiutare qualsiasi richiesta Nato che chiedesse esclusioni da impieghi civili e militari per chi appartenesse a date confessioni o partiti, o sottoposizione, ad indagini, di soggetti per cui la richiesta fosse giustificata dai loro atteggiamenti positivi, restando sempre - specie se si tratta di soggetti non appartenenti alle forze armate - ai nostri organi nazionali. In definitiva al Ministro della difesa, ed in casi di dubbio all'intero governo, di dire l'ultima parola sull'essere o meno la richiesta giustificata.

Ed invece il governo italiano ha consentito che costituisse, presso i propri servizi segreti, un ufficio a disposizione dei servizi segreti di altri Paesi, per la raccolta di notizie su intere categorie di cittadini ed ovviamente di una determinata tendenza politica, ma anche su tutta la classe politica italiana: consentendo a detto ufficio addirittura di poter condizionare e subordinare incarichi e funzioni al beneplacito della valutazione dei servizi segreti stranieri.

Per quanto attiene al secondo aspetto, la messa a disposizione di altri paesi e dei loro servizi segreti di un amplissimo materiale informativo, rende assai più penetrante l'interferenza dei servizi stranieri: di taluni dei quali è nota, per precedenti vicende politiche in varie nazioni, la tendenza ad intervenire anche attraverso soluzioni violente, nelle vicende politiche altrui.

L'attività di detti servizi ha costituito, e costituirebbe sempre, un pericolo latente per la stabilità democratica e per la prospettiva di progresso dell'Italia, tanto più in quanto vengono loro consentite possibilità di informazioni e poteri inconcepibili ed ingiustificabili sotto qualsiasi profilo politico e costituzionale. Ancora indicativo è il fatto che il nostro servizio di sicurezza sia stato messo a disposizione della Città del Vaticano, e che da tale strano rapporto siano potute discendere operazioni di ricerca e di informazione in determinati ambienti.

Nulla è cambiato

Questo ed altro si legge nella pesantissima denuncia contenuta nella relazione del Parlamento sui fatti eversivi del '64. Sono passati oltre venti anni da quando questa relazione è stata compilata, ma nulla è mutato  nella situazione fatta allora presente. Nella relazione del comitato di controllo dei servizi segreti, allora presieduto dal senatore Massimo Brutti, in data 6 aprile '95 si ribadisce che l'ufficio Ucsi (già Usi e già Uspa) opera fuori della legge e contro la legge. Ma, incredibilmente, questa relazione non è stata discussa in Parlamento ed è quindi far questo nonostante il fatto che il partito della Rifondazione comunista al Senato ne abbia chiesta, con una mozione, la messa all'ordine del giorno.

Che cosa si oppone allora a che fatti gravissimi come quelli sopra descritti non possano essere nemmeno discussi in Parlamento? Sta di fatto che l'ufficio Uspa (oggi Ucsi) non previsto da alcuna legge italiana, che effettua schedature di cittadini italiani senza che ciò sia previsto dalla Costituzione né da qualsiasi legge, continua ad operare oggi come ieri. Anzi, se un tempo si riscontrò (siamo all'epoca della presidenza Gronchi) che esistevano circa 160mila schedature - oggi ne esistono 308mila! Dunque come prima e molto peggio di prima.

Usi arbitrari

Quanto sopra accaduto è stato reso possibile da un uso arbitrario e illegittimo del segreto che è servito a coprire ogni sorta di malefatta ed ha anche impedito che si individuassero autori e mandanti delle stragi.

Interroghiamoci allora su che cosa è il segreto e come viene applicato. La cosa è complessa e qui ne faremo solo un breve cenno. A titolo di esempio, possiamo affermare che i governi italiani che si sono succeduti in questo mezzo secolo hanno considerato segreti perfino i dati sul personale italiano operante negli organi della Nato. Vi è stato un costante rifiuto di fornire informazioni al Parlamento, con il pretesto del segreto. Ciò tra l'altro è grave e sommamente ridicolo perché questi dati forniti dalla stessa Nato e da alcuni governi alleati vengono regolarmente pubblicati dalle riviste specializzate e perfino dalle guide telefoniche! Tuttavia il problema della applicabilità del segreto va interamente riesaminato.

Nulla è mutato negli ultimi trenta o quaranta anni, tanto che possiamo riportare, in merito, quanto scrisse il tenente colonnello Gentile nello studio apparso su una rivista militare nel gennaio 1967. L'autore giunse alla conclusione che, secondo la prassi corrente, costituiscono segreto militare: le pubblicazioni e i documenti aventi classifica o di segretezza o di riservatezza in campo nazionale e Nato; qualunque notizia concernente le suddette pubblicazioni o documenti, riprodotte sia parzialmente che integralmente; le notizie segrete o riservate riferibili a materiale o avvenimenti interessanti l'efficienza bellica, ovvero le operazioni militari in progetto o in atto della nazione; le notizie riferibili alle materie di carattere militare o concernenti l'efficienza bellica del Paese di cui all'elenco allegato al regio decreto 11 luglio 1941 n.1161 (un regio decreto di mezzo secolo fa, ancora oggi pienamente in vigore, firmato da Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III!); le notizie sulle quali l'autorità competente ha esteso e di volta in volta stende il divieto di divulgazione; le notizie riservate o comunque aventi interesse militare non rese pubbliche dal governo o la cui divulgazione non sia stata espressamente autorizzata dalle competenti autorità; quelle notizie la cui divulgazione non è consentita al personale delle forze armate, tranne nel caso in cui vi sia stata espressa autorizzazione; le notizie attinenti a invenzioni, scoperte scientifiche nuove applicazioni industriali che devono rimanere segrete nell'interesse della sicurezza dello Stato; le notizie di carattere militare, diplomatico, economico, industriale e scientifico che, nell'interesse della difesa dello Stato, devono rimanere segrete ad ogni persona non autorizzata; le notizie che pur non avendo, individualmente considerato, carattere di sicurezza possono costituire - se consegnate al nemico o raccolte allo scopo di consegnarle al nemico - danno o pericolo di danno per la sicurezza dello Stato; tutte le notizie che debbono rimanere segrete nell'interesse dello Stato, della sua sicurezza della sua politica interna o internazionale. Utilizzando così a dritta e a manca il vincolo del segreto, i governi che si sono succeduti in questi cinquant'anni sono riusciti a coprire decisioni politiche e amministrative che segrete non erano e che, discusse dal Parlamento, quasi certamente non sarebbero state confermate.

Questa è la situazione quasi incredibile che fa della nostra repubblica una Repubblica Fondata sul Segreto. L'attuale proposta di riforma del segreto avanzata dalla Commissione del Generale Jucci (che ha avuto un precedente negli assurdi "decreti Corcione" per cui tutto è coperto da segreto per cinquant'anni) peggiora ancora una situazione degna delle più brutte dittature. Del resto, i nostri servizi segreti sono la diretta continuazione dei servizi che operarono nei venti anni di regime quando imperava la polizia segreta dell'Ovra. Dunque il problema della revisione dei trattati sulle basi ci porta al problema della revisione delle norme del segreto delle quali in queste righe abbiamo tentato di dare un breve cenno per mettere il rilievo la vera e propria assurdità ed illegalità.